Il giugno scorso il Governo Italiano ha inserito nel decreto siccità (dl 39/2023) la norma che consente la coltivazione in pieno campo e senza regole dei cosiddetti Nbt o Tea. Semi ottenuti da manipolazione del genoma che in molti considerano dei veri e propri OGM (organismi geneticamente modificati)
Ovviamente la cosa ci ha molto stupito e decisamente preoccupato.
 
Da quasi 15 anni, come Coltivare Condividendo ci dedichiamo al recupero, alla catalogazione, moltiplicazione e diffusione delle sementi riproducibili, tipiche e tradizionali, di quelle varietà che caratterizzano le coltivazioni e le produzioni tradizionali del nostro territorio tanto ricco di biodiversità e tipicità, varietà che hanno consentito la nascita e la concretizzazione di importanti filiere locali.
Dopo aver consultato numerosi tecnici ed esperti, soprattutto genetisti di fama internazionale, possiamo affermare di essere seriamente preoccupati perché riteniamo che la nostra biodiversità locale sia seriamente minacciata da contaminazione da Ogm con il rischio quindi di perdere per sempre le nostre varietà ( per non parlare dell’ipotesi brevettabilità).
Che ne sarà delle nostre varietà tipiche bellunesi, soprattutto di quelle a impollinazione aperta, come il mais e la zucca (zucca santa bellunese, mais sponcio, fiorentin, marano e cinquantini vari)?
Ma nemmeno le decine di varietà tipiche di fagioli sono fuori pericolo.
Siamo convinti che è assurdo consentire la coltivazione senza regole e accorgimenti di queste piante manipolate in laboratorio, evocando una loro “maggior resistenza” ad avversità o ai cambiamenti climatici. Cio’ è già messa in serio dubbio da chi si occupa da decenni di selezione in campo. Il genetista Salvatore Ceccarelli le ha già definiti “piante ad obsolescenza programmata” dato che i loro ipotetici benefici durerebbero ben poco dato che sarebbero neutralizzati dalla grande capacità di virus e batteri di mutare con grande facilità.
Inoltre esistono già varietà che hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento e delle metodologie di selezione (miscugli e popolazioni evolutive) capaci di consentirci delle produzioni di alta qualità e dall’alto valore nutritivo e comprovata resistenza, qualità da dimostrare invece nei nuovi OGM. Certo, tali sementi che appartengono ai contadini mentre Tea ed Nbt hanno dei proprietari ben definiti e con interessi ben chiari.
 
Tea e Nbt sono costruiti in funzione delle esigenze dell’agricoltura intensiva, globalizzata e soprattutto della Grande distribuzione non certo di un coltivare locale, famigliare, tipico e di alta qualità, come è l’agricoltura bellunese. Cosa ancora più assurda è che in molti spingono affinché i “nuovi ogm” siano autorizzati anche in biologico… il che distruggerebbe il settore del bio.
Ovviamente alla nostra indignazione (soprattutto verso chi parla tanto di sovranità alimentare, tradizione e tipicità quando poi, nei fatti, volta le spalle a tutto cio’ per puntare su un qualcosa di globalizzato e assai poco locale) corrisponde un’ azione. Un agire che è sfociato in un grande incontro tra le decine di associazioni e realtà che in tutta Italia di occupano di sementi riproducibili, antiche e locali, ma anche coltivatori, ricercatori e gruppi di acquisto solidale. Oltre 150 realtà che hanno innanzitutto voluto capire e che poi hanno deciso di costruire un percorso condiviso per difendere la nostra biodiversità locale e chi desidera mangiare cibo nutriente e sano, considerando anche che i prodotti ottenuti dai nuovi Ogm non verranno etichettati.
Anche nel Bellunese sta prendendo vita questa iniziativa che prevede la individuazione di tutte le sementi antiche, riproducibili, non manipolate e vitali che sono coltivate e coltivabili in zona, la loro catalogazione e messa a disposizione di tutti coloro che vorranno partecipare all’iniziativa.
Coltivare condividendo terrà dei corsi gratuiti su tecniche di coltivazioni biologiche e naturali, su come selezionare i semi e come conservarli. Altri momenti formativi verranno forniti da tecnici e genetisti che offriranno gratuitamente il loro sapere e conoscenza.
Verranno aumentati i campi catalogo di sperimentazione e riproduzione di sementi in aree non a rischio contaminazione. Si pensa anche ad acquisti di gruppo di strumenti di difesa (reti anti polline ecc) , a lavorazioni comuni e mezzi di lavorazione condivisa (in primis la realizzazione di un mulino di comunità) Il tutto finalizzato a creare una filiera Libera da OGM (dal seme al piatto) che coinvolgerà anche ristoratori, associazioni, Gruppi di acquisto e cittadini Il progetto è aperto a tutti e sarà via via adattato alle esigenze e necessità di chi desidera partecipare a questi atti di vera e propria “resistenza rurale” tramite la realizzazione di un orto, un campo o anche delle semplici fioriere in terrazzo.
 
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Ass. Coltivare Condividendo