Fame, obesità, malnutrizione, spreco alimentare, sono alcune delle contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca. Viviamo in un tempo che si sta allontanando dalla natura e dai suoi cicli produttivi, causato anche da un sistema agricolo ed agroindustriale intensivo che ha compromesso la fertilità dei suoli e la qualità dei cibi.

Senza tutela e rispetto per l’ambiente e senza cibo sano non c’è futuro per l’uomo. Secondo i principi della Tradizione Medica Tibetana,

La salute del corpo individuale e la salute del nostro pianeta sono in intima relazione. Se il nostro ambiente esterno è danneggiato o inquinato, allora gli esseri viventi possono subirne le conseguenze a ogni livello: fisicamente, mentalmente e spiritualmente”[1].

Dobbiamo inoltre essere consapevoli che “Acqua, aria, suolo, risorse fossili, risorse colturali, paesaggio: le risorse naturali del nostro territorio non sono inesauribili […]“[2] e non possono rigenerarsi all’infinito.

La conversione ecologica va presa seriamente in considerazione se non vogliamo finire nel baratro; la Natura non concede scorciatoie. Occorre che ognuno di noi ristabilisca un equilibrio con la natura; come singoli cittadini, comunità, gruppi di persone, possiamo invertire la rotta partendo dalle nostre scelte alimentari per salvaguardare la nostra salute e non compromettere ulteriormente quella del pianeta.

Michael Pollan, nel saggio “In difesa del cibo”, fa notare che “come consumatori siamo sempre di più in balia di un complesso alimentare industriale” e troppo spesso vengono ignorati i problemi che caratterizzano questo modello di produzione alimentare che ha permesso che il cibo passasse da fonte di energia a merce il cui valore è unicamente il prezzo. La filiera dal campo alla tavola si è allungata e diversificata, con il risultato che conosciamo poco il nostro cibo.

Sapere come e dove viene prodotto, come viene trasformato, conoscere la differenza tra alimenti genuini e salubri e cibi ultra processati, ricchi di grassi, sali e zuccheri, ci fa comprendere che è necessario pensare al cibo, non come una cosa, ma come una relazione, cioè una sinergia tra uomo, natura e cultura.

Essere consapevoli delle proprie scelte, ci suggerisce di fare un’opera di selezione e di privilegiare il cibo fresco e sano, la stagionalità dei prodotti, la filiera corta, le produzioni locali di piccola scala da agricoltura biologica, biodinamica ecc. Scelte che, partendo dal quotidiano, possono orientare il mercato di produzione e di vendita con la richiesta di una conversione verso una disciplina che oggi va sotto il nome di “agroecologia”.

“L’agroecologia, che si pone in alternativa alla agricoltura industriale, è al contempo una disciplina scientifica, un insieme di pratiche ecocompatibili di gestione agricola, una aggregazione di movimenti della società che promuovono azioni per la sostenibilità, la conservazione dell’ambiente, la salute umana e la sovranità alimentare.”[3]

Il poeta-agricoltore americano Wendell Berry ci rammenta che magiare è un atto agricolo, ma è anche un atto politico!

Mangiare ci collega alla terra, alla storia ed alla cultura di un luogo, alla geologia del suolo, alle varietà vegetali ed alle razze animali autoctone, che grazie al lavoro di selezione si sono adattate al territorio, diventando più forti e resistenti. Mangiare responsabile, mangiare locale, oltre a supportare le economie rurali riduce la distanza che va dal suolo alla tavola, per questo è importante “impegnarsi ad acquistare per quanto possibile nei mercatini agricoli o direttamente dal produttore” ma anche nelle comunità che perseguono attività di agricoltura sociale con progetti che coniugano attività produttiva con lo svolgimento di una funzione sociale e nelle botteghe artigiane che valorizzano i prodotti di prossimità è, come dice Michel Pollan, “un atto semplice che ha conseguenze profonde sulla vostra salute e su quella della catena alimentare di cui siete tornati a far parte.”[4]

“Il cibo che scegliamo per le nostre cucine deve permettere di stringere con fiducia le mani che lo raccolgono di aumentare la nostra consapevolezza e di rispettare ambiente e lavoratori. Altrimenti è amaro.”[5]

Come afferma Papa Francesco, “Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere equità in un ambiente degradato”, un messaggio che ci sprona ad assumere comportamenti virtuosi, una maggiore assunzione di responsabilità per essere i custodi della nostra casa comune, la Terra con il suo Creato.

La strada possibile è costruire un futuro più solidale, che garantisca all’intera popolazione mondiale diete sane, diversificate ed equilibrate, a base di prodotti principalmente vegetali e sostenere politiche che promuovano un’agricoltura senza pesticidi, perché i prodotti chimici usati dall’agroindustria mettono a rischio gli ecosistemi naturali e distruggono la biodiversità. Ed anche comprendere l’urgenza di costruire un vero futuro sostenibile che può partire dalla nostra tavola, dall’alleanza fra cittadini e contadini, costituendo le Comunità del Cibo che sono “compartecipi della creazione dei sistemi che ci nutrono.”[6].

Le Storie Contadine, pubblicate sul sito di Retecontadina, attraverso il racconto delle esperienze dei produttori che aderiscono alla Rete, offrono la testimonianza di un modello di alimentazione ecologica locale, che difende la sovranità alimentare, con la volontà di ridare il giusto valore a quello che mangiamo e beviamo.

Nel Manifesto dei cuochi, del cibo e delle cucine sociali e popolari, Daniele De Michele, in arte Don Pasta, scrive:

“il cibo è metafora, la più bella, la più interessante e completa per osservare le cose del mondo. Perché mostra si con estrema rapidità tutte le cose che stanno andando male, e le ragioni per cui vanno male, ma indica altrettante soluzioni perché possano andare meglio.”

 

Antonella Pianca

 

Bibliografia:

  • Nida Chenagtsang, Nejang - Yoga Tibetano di Autoguarigione, Sky Press - Pure Land Farms, Topanga (CA - USA), 2021
  • Gaël Giraud, Carlo Petrini, Stefano Arduini, Il gusto di cambiare – La transizione ecologica come via per la felicità, Libreria Editrice Vaticana & Slow Food Editore srl, Bra (CN), 2023
  • ISDE Italia (a cura di), Verso un cibo senza veleni, Editrice Aam Terra Nuova, Firenze (FI), 2022
  • Don Pasta (a cura di), Kitchen Social Club - Manifesto dei cuochi, del cibo e delle cucine sociali e popolari - Storie & ricette, Altra Economia soc. coop., Milano (MI), 2016
  • Michael Pollan, In difesa del cibo, Adelphi Edizioni spa, Milano (MI), 2009

 

Note:

[1] Nida Chenagtsang, Nejang - Yoga Tibetano di Autoguarigione

[2] ISDE Italia (a cura di), Verso un cibo senza veleni

[3] Ibidem

[4] Michael Pollan, In difesa del cibo

[5] Don Pasta (a cura di), Kitchen Social Club - Manifesto dei cuochi, del cibo e delle cucine sociali e popolari - Storie & ricette

[6] Michael Pollan, In difesa del cibo