L'Azienda Agricola Cà Traina, con sede legale a Sernaglia della Battaglia (TV) in via della Vittoria 37, è una azienda agricola a conduzione famigliare nata nell’anno 2017, che si dedica alla produzione di succo di uva isabella e confetture artigianali a base di: uva isabella, uva e mela, pera e prugna. Prodotti preparati seguendo le ricette della tradizione, apprezzati per la loro bontà e genuinità perché oltre a non contenere conservanti e coloranti, sono ottenuti con frutta prodotta in modo assolutamente naturale senza utilizzo di erbicidi, pesticidi e sostanze chimiche di sintesi.

La percentuale di frutta impiegata nelle confetture[1] è alta, e varia dal 60% al 70%; una scelta attenta per offrire al consumatore prodotti di elevata qualità. Le confetture Pera Piccante e Uva Piccante sono arricchite da peperoncino, un mix di sapori che le rende particolarmente idonee per interessanti abbinamenti con formaggi stagionati. Il succo d’uva – ottenuto con succo e polpa di uva isabella, acqua, zucchero di canna e succo di limone - oltre ad essere un’ottima bevanda nella quale possiamo trovare la dolcezza e le proprietà dell’uva, ricca di vitamine e sali minerali, trova impiego anche nelle preparazioni di ricette dolci e salate.

Come mi spiega Giovanni Traina, la coltivazione dell’Uva Isabella - incrocio naturale tra Vitis Labrusca e Vitis Vinifera - chiamata anche uva fragola, si tramanda nella famiglia da quattro generazioni. È una varietà che ha uno stretto legame con il territorio essendo presente nella Marca Trevigiana dalla fine del XIX secolo ed anche per questo ha deciso di preservarla per farla conoscere ed apprezzare trasformando il frutto in succhi e confetture che conservano il tipico aroma che ricorda la fragola matura.

L’uva Isabella, una cultivar molto resistente alle malattie crittogamiche che non necessità di trattamenti chimici, ha una storia molto singolare che condivide con altre varietà di ibridi produttori diretti resistenti alle malattie parassitarie quali Clinton, Bacò, Noah o fragolino bianco, etc. Si tratta di vitigni che furono impiegati sul finire dell’Ottocento per contrastare la diffusione della filossera che colpì gravemente la viticoltura europea. Giovanni Traina mi riferisce che l’Associazione “Clinto de Marca” sta collaborando con altri organismi per il riconoscimento legale del vino prodotto con queste varietà poiché attualmente in Italia, in applicazione ad una legge del 1931, è consentita la loro coltivazione ma non la loro commercializzazione.

A Revine, nel comune di Revine Lago, in collina nei pressi della storica chiesetta dedicata a San Marco, vicino al vigneto di uva Isabella, Giovanni sta procedendo anche all’impianto di un frutteto di antiche varietà locali di alberi di mela e di pera fornite dall’Associazione Culturale Al Portego che ha sede nello stesso comune. Attualmente le varietà che stavano scomparendo, recuperate e selezionate dall’Associazione, sono più di un centinaio. I nomi: Pon dea Pitora, Pon de Girolamo, Pon Zigot, Pon de Confoss, Pon dea Rosa, Pon Buson, etc. richiamano il luogo da cui provengono, il nome di chi le possedeva, le caratteristiche morfologiche dei frutti o della pianta, l’epoca di maturazione, etc. Un importante lavoro di ricerca che ha lo scopo di salvare e conservare il patrimonio della biodiversità locale.

Quali sono i frutti che chiamiamo “antichi”? Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità. Potrà sorprendere ma è così. I frutti antichi sono quelli che, nell’arco degli ultimi 30-40 anni, hanno conosciuto un lento e silenzioso abbandono per l’affermazione della frutticoltura moderna ovvero di quella cosiddetta “industriale”

cit. “FRUTTI DIMENTICATI e BIODIVERSITA’ RECUPERATA – Il germoplasma frutticolo e viticolo delle agricolture tradizionali italiane” – ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Confidiamo che, grazie al lavoro di Giovanni, delle figlie Giada e Giorgia Traina e di tutti gli altri produttori che decidono di coltivare le varietà autoctone, risultato della selezione operata negli anni dai contadini, questi frutti possano ritornare presto sulla nostra tavola per arricchirla con sapori che abbiamo dimenticato. La biodiversità rappresenta una condizione imprescindibile per il nostro benessere perché è alla base di una sana alimentazione.

Negli Stati Uniti – ma la situazione è analoga in Europa – all’inizio del Novecento, si contavano oltre settemila varietà di mele coltivate e più di duemila varietà di pere: al momento due varietà di pere da sole costituiscono il 96% del mercato. […] È una situazione molto pericolosa. Affidare la nostra alimentazione a un numero estremamente limitato di genotipi ci lascia alla mercé delle patologie vegetali. Una qualsiasi malattia che dovesse colpire qualcuna di queste specie “cardine” provocherebbe conseguenze inimmaginabili.[2]

Stefano Mancuso – scienziato, ricercatore, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) e docente presso l’Università di Firenze

Buon appetito! con le confetture ed i succhi d’uva artigianali dell’Azienda Agricola Cà Traina, prodotti con attenzione per l’ambiente e per la salute del consumatore.

Nell’etichetta che accompagna ogni vasetto - uno strumento importante se vogliamo conoscere la qualità e la provenienza del nostro cibo - sono indicate le percentuali di frutta utilizzata e di zucchero di canna aggiunto, le informazioni nutrizionali per 100 g. di prodotto, e l’indicazione che non sono presenti allergeni, coloranti, lattosio e solfiti. Inoltre, essendo privi di glutine e prodotti con ingredienti interamente vegetali, sono adatte sia per i celiaci, sia per chi segue una alimentazione vegana.

Questa storia contadina dimostra ancora una volta l’importanza di conoscere il valore autentico del cibo, il suo luogo di origine, le persone che lo hanno coltivato e prodotto.

 

Antonella Pianca

 

Fotografie di Giovanni Damian ©2022

 

 

 

 

Bibliografia:

  • Stefano Mancuso, Carlo Petrini, Biodiversi, Giunti Editore spa, Firenze (FI), Slow Food Editore srl, Bra (CN), 2015
  • Frutti dimenticati e Biodiversità recuperata – Il germoplasma frutticolo e viticolo delle agricolture tradizionali italiane, ISPRA Quaderni – Natura e Biodiversità 1/2010, ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma (RM, 2010

 

Note:

[1] Marmellata e Confettura vengono a volte utilizzate some sinonimi. In realtà una Direttiva Europea del 1979, recepita nell’ordinamento italiano con il DPR 401/1982 e successive modifiche, distingue nel dettaglio le differenze tra i due prodotti a partire dalla quantità di frutta utilizzata. La Marmellata è un prodotto ottenuto esclusivamente dagli agrumi, mentre la Confettura può essere preparata con qualsiasi tipo di frutta. Nelle confetture la percentuale di frutta usata per il preparato deve essere almeno del 35%, se è del 45% la confettura diventa extra.

[2] Stefano Mancuso e Carlo Petrini, Biodiversi